Palazzo El Manial, Cairo




Ho un ricordo di certe giornate al Cairo, seduta sui blocchi millenari di granito rosa ai piedi della piramide di Manqara (Micerino). Nel pomeriggio non c’era quasi nessuno, un sito speciale e un po’ defilato per un pic nic nel deserto di sabbia che scende verso il villaggio sottostante. Si vede il Cairo con i suoi venti milioni o piu' di abitanti ai vostri piedi, senza fine oltre l’orizzonte, la citta’non ha confini a vista.

Ma esiste un luogo raccolto e incantato per una passeggiata romantica, Palais Al Manial, uno splendido alcazar fatto costruire a fine Ottocento dal principe Mohammed Ali Tawfik, viaggiatore colto e sensibile. Care danzatrici, non andateci in jeans. Indossate la piu’ bella galabeya che trovate nell'intrigante e tumultuoso souk di Khan el Khalili, il piu’grande del mondo arabo, e sandali d’oro. Il palazzo e’ ombreggiato e circondato da un raro giardino all’italiana e da essenze tropicali. Dai suoi viaggi il principe porto’ con se’ preziosi tappeti persiani, ceramiche turche, opali e giade, soffitti a cassettoni decorati di madreperla da castelli siriani, cristalli e candelabri di gusto turco – ottomano. Fece costruire un haramlik, la residenza per le donne, protetta dalle misteriose meshrabeya, le finestre di legno intagliato attraverso le quali spiare senza essere viste.
Nella sala del trono il vostro uomo lascera’ un baqshish, una mancia al custode per rimanere solo con voi. Sedetevi sul trono e aspettate che offra al vostro cospetto un anello di diamanti e zaffiri come omaggio. Se cosi’ sara’ avrete fatto una scelta accorta. Altrimenti, che l’insolente si allontani senza piu’guardarvi, camminando all'indietro e senza mai voltarvi la schiena.


Al Raqesa, La danzatrice


Pierre Louis Bouchard 'Les almees'

La danzatrice – Khalil Gibran

Per un giorno, la corte del principe invita una danzatrice
accompagnata dai suoi musicisti.

Ella fu presentata alla corte,
poi danza davanti al principe
al suono del liuto, del flauto e della chitarra.

Ella danza la danza delle stelle e quella dell'universo;
poi ella danza la danza dei fiori che vorticano nel vento.
E il principe ne rimane affascinato.

Egli la prega di avvicinarsi.
Ella si dirige allora verso li trono
e s'inchina davanti a lui.
E il principe domanda:

"Bella donna, figlia della grazia e della gioia, da dove viene la tua arte?
Come puoi tu dominare la terra e l'aria nei tuoi passi,
l'acqua e il fuoco nel tuo ritmo?"

La danzatrice s'inchina di nuovo davanti al principe e dice:

"Vostra altezza, io non saprei rispondervi,
ma so che:

L'Anima del filosofo veglia nella sua testa.
L'Anima del poeta vola nel suo cuore.
L'Anima del cantante vibra nella sua gola.
Ma l'Anima della danzatrice vive in tutto il suo corpo."


Un pittore orientalista ci regala la sua versione delle leggendarie almees, le danzatrici che offrivano la propria arte fuori dai palazzi e dalle corti, accompagnate dai loro musicanti. Il poeta libanese Khalil Gibran ne dipinge l'incanto. Per tutte le amiche danzatrici, domani in Oman si festeggia il compleanno del sultano!


Ispirazione


Ogni danzatrice appassionata conserva nel suo repertorio una coreografia di questo splendido brano, 'Aziza', di Mohammed Abdul Wahab (1901 - 1991) un compositore egiziano autore delle piu' belle ballate della musica araba contemporanea. Qui lo ascoltiamo nella versione di Hossam Ramzy; il video contiene sequenze in bianco e nero tratte da film egiziani d'epoca con le dive indimenticabili della danza, Samia Gamal, Tahia Carioca, Naima Akef, Sohair Zaki... Indossate una cavigliera d'argento e volteggiate con il doppio velo, qualunque sia la tecnica, la melodia e' incantevole e fara' emergere l'improvvisazione. Se non c'e' un sultano per il quale danzare non fa differenza, la danza e'per noi stesse, sempre.



Eid el Adha, festa del sacrificio



In questi giorni di fine novembre 2009 e settanta giorni dopo la conclusione del mese di Ramadan si onora la ricorrenza islamica del Eid al Adha, la Festa del Sacrificio. Si celebra per ricordare la devozione di Abramo (Ibrahim) che secondo il Corano sogno’ letteralmente di ‘sgozzare’ il figlio Ismail, e intrepreto’la visione come una richiesta divina. Lo annuncio’ affranto al figlio che rispetto’ anch’egli la volonta’ di Dio. Ma Allah fermo’la mano di Abramo gia’con il coltello: l’obbedienza e la fede dell’anziano profeta era infine stata messa alla prova e accanto ad Ismaele comparve un agnello, e fu ordinato il sacrificio di quest’ultimo.
Le versioni coraniche degli eventi bibilici si distinguono per la presenza frequente dell’elemento onirico, ringrazio Tamer per la pazienza con la quale recita a memoria e gentilmente traduce express per me. In questa occasione, il primo giorno di Eid, all’alba, i musulmani usano sacrificare animali come ovini, bovini o cammelli con un particolare rituale prescritto dal Corano. La carne macellata viene poi distribuita, e chi ha maggiore disponibilita’ economica offre un sacrificio ai piu' poveri.
Poiche’ viaggio da piu’di dieci anni tra l’Italia e vari Paesi arabi e islamici, confesso che in questa occasione preferisco non uscire di casa perche’ in certe metropoli, soprattutto in Egitto, dove la cultura contadina e’marcata, scene di macellazione rituale mi sono capitate involontariamente sotto gli occhi, magari mentre giravo l’angolo di casa. A volte rivoli di sangue o altre tracce rimangono li’ per settimane.
Sempre in Egitto, puo’capitare di trovare strane impronte sopra gli ingressi delle case...e’un rituale quasi in disuso, pare di tradizione ebraica, di intingere la mano nel sangue dell’agnello sacrificale e di marcare la sagoma come segno di buon auspicio.
Qui in Arabia non ho notato tutta questa euforia, probabilmente e’ una questione di numeri: oltre settanta milioni di abitanti in Egitto contro gli scarsi tre milioni dell’Oman. Sulla strada tra Muscat e Abu Dhabi viaggiava, si, qualche camioncino con a bordo un vitello, due capre, qualche agnello, ma le autoritá sono molto precise e per motivi sanitari chiedono ai fedeli di recarsi a macellare in appositi spazi messi a disposizione, oltre che di rispettare le norme igieniche.
Eid el Adha e’ anche un’ occasione per riunirsi in famiglia e il quotidiano Times of Oman offre nel consueto stile discreto degli omaniti alcuni suggerimenti per celebrare la festa: 'siate puliti, ordinati e vestiti in modo appropriato e modesto per recarvi alla moschea in occasione della tradizionale preghiera di Eid conosciuta come'Salatu 'l Eid; 'sappiate che Eid el Adha e'una festa di sacrificio, e che i musulmani che dispongono di animali come mucche, capre o anche cammelli sono tenuti ad applicarlo. Affinche' il sacrificio abbia valore, l'animale deve possedere precisi requisiti sanitari'; 'programmate una visita ai parenti, soprattutto ai genitori. Per consuetudine e' previsto che si faccia omaggio alla famiglia, in particolare ai piu'anziani'.

Infine, Eid el Adha apre anche il periodo del Grande Pellegrinaggio alla Mecca, in arabo 'Hajj'.
Conservo questa foto del macellaio da anni, l'ho scattata in un'oasi del Sahara orientale.


Al Hajj, pellegrinaggio alla Mecca



Il rituale del Grande Pellegrnaggio alla cittá santa della Mekkah, in Arabia Saudita e’impegnativo e sicuramente degno di attenzione da parte degli antropologi. Per eseguire tutti i rituali previsti dal Corano si impiegano anche piu’settimane, c’e’il momento della salita al monte Arafat per raccogliere le pietre che poi verranno scagliate, in due giorni, contro la colonna di pietra che simboleggia il diavolo. Seguiranno le invocazioni di preghiera intorno alla Qaaba nera che si ritiene costruita da Abramo, per sette volte, e ancora il percorso di andata e ritorno tra i punti ove sorgevano le colline di Safa e Marwa, in ricordo della sofferenza di Hajar, la moglie egiziana di Abramo, sola e con il figlio Ismail in braccio in cerca d’acqua finche’, appoggiando il bimbo a terra, in quel punto si apri’ la sorgente di Zam Zam.
I pellegrini devono indossare abiti senza cuciture e quindi gli uomini si avvolgono in parei e grandi teli bianchi, e alla fine devono rasare il capo in segno di purificazione. Se vedete gruppi di viaggiatori abbigliati in questo modo, magari dai tratti asiatici come molti monaci buddisti , mentre transitate negli aeroporti arabi, sappiate che essi sono pellegrini islamici.
In questa circostanza, poiche’ il luogo e’sacro, i rituali si svolgono in promiscuita’con accesso agli uomini anche in presenza delle donne.
Il pellegrinaggio e’ un' esperienza millenaria, un tempo chi tornava in patria dalla Mecca dopo un lungo viaggio di mesi attraverso mille pericoli veniva celebrato e onorato come uomo pio, saggio e portatore di benedizione per avere visitato un luogo sacro. Per molti era un’occasione per viaggiare, come lo scrittore Ibn Battuta che parti’ da Tangeri nel 1298, e molti giovani una volta intraprendevano una nuova vita lontano dalla propria terra nativa.

La Mecca e’un luogo di scambio e di incontro e di socializzazione, vissuto con grande devozione.
Cio’che colpisce pero’e’ l’efficiente sistema di accoglienza delle autoritá saudite, dato il grande afflusso di persone in un luogo circoscritto. Oltre agli alberghi e'possibile alloggiare in accampamenti lussuosissimi e attrezzati con ogni confort, comprese le tende con aria condizionata. Servizi di assistenza per gli anziani e per gli invalidi e in generale per milioni di persone vengono messi a disposizione in una citta’ poco piu’grande di una piccola cittadina della provincia italiana. Le autorita’saudite ogni anno distribiscono quote di mille persone su ogni milione di abitanti per le nazioni a maggioranza musulmana, per i visti religiosi. Cosi’dalle lontane steppe dell'Asia fino alle giungle malesi o dal cuore dell'Africa c'e'posto per chiunque possa accedervi, almeno una volta nella vita. Da qualche anno vengono assegnate quote anche all’Italia con tour operator specializzati che nello specifico assistono i pellegrini in partenza.


Palazzo Yacoubian, Il Cairo






Nel cuore del Cairo la piazza circolare Talaat Harb e l'area circostante ricordano i quartieri eleganti di Parigi. Lunghi viali si dipartono a raggiera fiancheggiati da palazzi imponenti dall’ architettura eclettica progettati da architetti italiani, greci, francesi, armeni, perche' queste comunita’ rappresentavano fino agli anni '50 la classe dirigente del regno d’Egitto. Boutiques e atelier di antiquari, gallerie d’arte, uffici, la pasticceria svizzera Groppi, il club greco, tutte le insegne sono in francese.
Proprio qui e’ ambientato il romanzo ‘Palazzo Yacoubian’ dal nome di uno degli edifici che si affacciano sulla piazza. Con linguaggio asciutto e crudo intreccia i drammi contemporanei dei suoi abitanti, prima di tutti Zaki Pasha. Il racconto si svolge negli anni 90 ma e' un'abile finzione letteraria per dissimulare la decadenza e la corruzione del presente.

Pasha era un titolo onorifico attribuito dagli ottomani turchi ai principi e ai notabili dell' impero, seguito dai titoli di bey ed effendi per gli amministratori o per coloro che si distinguevano per la loro attivita’ lavorativa. 'Pasha' in Egitto si usa ancora tantissimo, quando ci si rivolge a persone distinte oppure tra amici. Per le donne, il grazioso appellativo turco ‘hanem’, (che oltretutto e' un nome proprio), per ‘signora’, ora in disuso.
Nessuno nel quartiere mangia kebab; si puo’ pranzare all’Estoril con il menu casalingo in francese e italiano, crême de volaille, ossibuchi (tenerissimi rosolati nel burro ghee), escalope panée aux champignons, steak au poivre, crême caramel. Si puo’ ordinare anche il vino locale: Obelisk e Omar Khayyam. Oppure sostare nel luogo di ristoro piu’conosciuto, il Café Riche, ma che ci vadano pure gli uomini, a sfogliare i giornali appesi sulle stecche di bambu’, a fumare e bere birra egiziana Stella o Sakkara, come in una brasserie parigina. Oppure a leggere ‘Palazzo Yacoubian' ascoltando le note ipnotiche e monotone dell'oud, il liuto arabo. E’dicembre anche al Cairo, noi ‘hawanem’, leggiamo a casa davanti al caminetto !



Nonno Elsayed

http://www.youtube.com/watch?v=-WKPclQIux0


Mille e una notte


Samia Gamal

Alf le‎yla wa leyla ovvero Mille e una notte e’una lunga ballata passionale e struggente composta da Baligh Hamdy per la voce di Om Khaltoum, su versi del poeta contemporaneo Morsi Jamil Aziz. Come la maggiorparte delle romanze del repertorio arabo classico dura circa un’ora ed e’ suddivisa in piu’ parti, ognuna delle quali si apre con un brano strumentale di grande impatto melodico. I canali satellitari della catena Rotana, - Zaman e Tarab - che trasmettono dal Cairo e da Dubai - passano ogni sera i concerti dal vivo di Om Khaltoum degli anni 60 e 70, ripresi al Cairo, a Beirut, a Tunisi o Rabat. L’interprete e’ una vera leggenda della musica araba e la sua immagine dallo chignon di capelli corvini e il fazzoletto nella mano e’ormai un simbolo dell’Egitto contemporaneo. I teatri erano pieni e tra il pubblico nessuna donna indossava il velo.
Alf leyla wa leyla ha un valore affettivo perche’ e’una delle prime e piu’ belle coreografie che ho avuto occasione di ballare. Che nostalgia...
http://www.youtube.com/watch?v=QMlW_quYC68